Ptolemy Ptolémée

Ptolemaeus

2nd Century A.D. - IIe siècle après J.C.

Iconography of Ptolemy's Portrait
Iconographie du portrait de Ptolémée

1603 Bayer 

Alexander Mair engraver, Detail of Ptolemy from the Frontispiece of Bayer VRANOMETRIA,1603, cupper engraving, 28,6 x 19,2 cm, Milano, B. N. Braidense.

Alexander Mair graveur, Détail de Ptolémée du frontispice de l'VRANOMETRIA de Bayer, 1603, gravure sur cuivre, 28,6 x 19,2 cm, Milano, B. N. Braidense.

Inscriptions : POIDEIS EISITÔ ; AETERNITATI ; ATEÔMETRATOS ; IOANNIS BAYERI RHAINANI 1 C VRANOMETRIA, OMNIVM ASTERISMORVM CONTINENS SCHEMATA NOVA METHODO DELINEATA AERIS LAMINIS EPRESSA ; ATLANTI VETVSTISS ASTRONOM MAGI [?] ; HERCVLI VETVSTISS ASTRONOM DISCIPVLO.

Collaborazione da Felice Stoppa

Con l'Uranometria di Iohann Bayer del 1603 si apre l'età d'oro dei grandi atlanti celesti; da questo momento il catalogo delle stelle verrà pubblicato in un volume separato, mentre l'atlante vero e proprio, di grandi dimensioni, sempre più curato artisticamente, vivrà di vita propria.

L'opera del nostro autore, disegnata da Alexander Mair e pubblicata ad Augusta, comprende 51 tavole rettangolari di 38,2 x 28,2 centimetri di lato. Queste sono numerate alfanumericamente da lettere latine maiuscole che, al loro esaurimento, vengono prima duplicate e poi triplicate con lettere minuscole in modo tale che la prima tavola viene numerata con A, la venticinquesima con Aa e la cinquantesima con Aaa.

Le tavole sono incorniciate da scale graduate con tacche di un grado, numerate ogni cinque e con una linea che viene tracciata ogni trenta gradi; la fascia intorno alla eclittica viene evidenziata per otto gradi a nord e otto a sud aggiungendo un grigio continuo di fondo che identifica pertanto il limite entro il quale possono essere distinti i pianeti. Le coordinate e le linee sono quelle polari;viene però riportato un reticolo incentrato sui poli zodiacali che mette in evidenza l'eclittica.

Le stelle vengono collocate utilizzando i dati che Tycho Brahe aveva calcolato nel suo osservatorio danese raggiungendo una precisione vicina al minuto d'arco e vengono denominate per la prima volta, iniziando così una tradizione che continua ancora oggi, da lettere dell'alfabeto greco e ad esaurimento di queste da lettere latine in ordine crescente di magnitudine.

La fama di questo atlante è legata anche all'apparizione delle due più importanti stelle nove del periodo: ho già detto di quella del 1604 osservata da Keplero e dell'uso che questi fece dell'atlante del Bayer. L'altra è quella del 1572 osservata da T. Brahe a Uraniborg e per la quale l'astronomo danese aveva stimato una distanza pari a quelle delle stelle fisse non essendo riuscito ad osservare alcun spostamento parallattico.

La Nova del 1572 fece sicuramente tremare l'impalcatura teorica aristotelica e creò una forte impressione se, a distanza di più di trenta anni dalla sua scomparsa, Bayer volle collocarla ancora nella tavola K del suo atlante, che rappresenta Cassiopea, luminosissima e con un asterismo più grande di quello di Sirio.

Le stelle nove non sono l'unico segno dei tempi che cambiano registrati da Bayer. La tavola Aaa è infatti dedicata alle nuove costellazioni osservate nel cielo australe. Sono dodici: Phoenix, Grus, Indus, Pavo, Toucan, Dorado, Hydrus, Piscis Volans, Chamaleon, Apis Indica, Triangulum Australe e Apis che si ripartiscono le 135 stelle osservate e catalogate con una certa precisione, circa due gradi, dai navigatori P. D. Keyser e F. de Houtman durante un loro viaggio nell'Oceano Indiano. Nella tavola sono disegnate anche la Piccola e la Grande Nube di Magellano, proprio come due nuvolette e quindi con caratteristiche ben diverse da quelle utilizzate per la Via Lattea. In questa tavola, differentemente da quelle delle costellazioni, le stelle non vengono denominate, dando così l'idea della provvisorietà delle informazioni che l'autore utilizza.

Le ultime due tavole sono dedicate al cielo boreale e a quello australe: vi sono riassunte tutte le stelle riportate nelle tavole precedenti, escludendo però il disegno delle costellazioni.

"But there is plenty more to be found in 16th & 17th-century astronomy books. Offhand I recall having seen him depicted on the frontispieces of celestial atlases of Bayer (1603), Cellarius (1660) and Hevelius (1690), the frontispiece of Kepler's Rudolphine Tables (1627) and also on the star map of the northern hemisphere by Albrecht Durer (1515)." (Robert H. van Gent)

« Plusieurs autres portraits des XVIe et XVIIe siècles se trouvent dans des livres d'astronomie. Je me souviens en avoir vu dans les frontispices des atlas célestes de Bayer (1603), Cellarius (1660) et Hevelius (1690), le frontispice de Kepler's Rudolphine Tables (1627) et aussi dans les cartes du ciel de l'hémisphère nord par Albrecht Durer (1515) (Robert H. van Gent). »

 

Collaboration

STOPPA Felice, Via S. Vittore 7, Milano, Italia.
VAN GENT Robert H., Utrecht.
 
mise à jour le 25 mai 2001

Ptolemy Ptolémée

Ptolemaeus

web Robert DEROME